“Questa storia” di Alessandro Baricco
L’ho iniziato e dopo tre pagine ne ho subito saltate venticinque. Uno schifo, mi son detta. Non mi piace come scrive, non mi piace cosa scrive ma pur sempre Baricco e sebbene non lo conoscessi mi sembrava giusto dargli un’altra possibilità. Sono le prime trenta pagine, poi è una meraviglia. Stili diversi in diversi capitoli, storie che si intrecciano con un unico filo conduttore, colpi di scena, interiorità. Tutto per arrivare alla fine e pensare: Sì, ne è valsa la pena. Proprio un bel libro.
Accadde ieri ovvero Andare a Verona e non vedere Verona
Viaggiare per lavoro si sa, non è il massimo, ma uno spera sempre in un piccolo giro per la città di turno, spera di fare due passi a piedi, fermarsi in un caffè, sorseggiare un cappuccino in Piazza e comperare un regalino gastronomico per casa.
Ieri ci ho sperato e ne ero convinta quando ho visto che avevo ancora un’ora e quaranta prima dell’arrivo del treno. Non avevo però fatto i calcoli con la testa sconclusionata del mio capo che ha pensato bene, nel tempo rimasto, di trascinarmi con lui alla Fiera del Bus. Sì, capito bene,
È stato come vedere l’Arena, proprio uguale uguale.
Un secolo, o quasi
Sembra che i miei nonni stiano avendo un tracollo verticale. Si sono sostenuti in un matrimonio durato 59 anni, hanno uno spirito di giovincelli vogliosi di esperienze, eppure hanno sulla schiena 89 anni a testa. Nonnina è quella che ha retto sempre meglio di tutti. Con la sua auto-ironia è sempre riuscita a cavarsela nelle situazioni più impensabili. Ora invece sembra che sia finita anche lei nel tracollo dell’età. Li vado a trovare una volta a settimana perché ormai il lavoro non mi permette di andarci più spesso. Trovo mio nonno che è più di là che di qua e ho sempre trovato Nonnina piena di speranze, vigorosa, scherzosa e col sorriso sulla bocca. Li ho lasciati sabato scorso così, come sempre. Oggi invece mi arriva una mail di mio padre, una mail diversa, in cui il suo solito ghiaccio sembra per un momento venir meno come un piccolo cedimento strutturale.
Si sente triste, gli fanno tenerezza i suoi genitori ormai così vecchi da non riuscire più a vivere senza qualcuno che si occupi di loro. Siamo preoccupati, mia zia li ha trovati alle 10 del mattino ancora a letto, entrambi, con un odore di urina a dir poco fastidioso.
Inutile nasconderlo: Ho paura, paura di perderli.
Ancora ruggisco e racconto
La giornata era iniziata veramente male, dall’essere svegliata da quella tosse stagionale secca fastidiosa di un malandato Mr D alle ore sei del mattino a un idiota che mi aveva parcheggiato così attaccato allo sportello da non riuscire ad entrare in auto. Ma come è mia profonda convinzione (se una giornata inizia così male, può solo andare meglio) eccomi di nuovo in onda in diretta nazionale a parlare con quei simpaticoni del Ruggito del Coniglio. Ripetitiva, direte voi, sorridente, dico io.
Accadde sabato ovvero Si… può… fareeeeee
Dopo esattevolmente due anni e mezzo ce l’ho fatta, ho donato il sangue, trascinando a forza un povero Mr D, pauroso di aghi e di liquido rosso, in una piccola stanza con tre poltrone, tanti strani marchingegni e due vampiri professionisti. Me l’aspettavo meno spossante, forse. Sono rimasta rincoglionita tutto il giorno, con giramenti di testa un po’ fastidiosi e male al braccio destro. D’altra parte la signorina me l’ha pure detto:
“Tre cose:
1. non dimagrisca neanche di un chilo, sennò niente donazione!
2. lei ha pochissimissima emoglobina, ha il minimo per donare quindi una donazione all’anno e basta
Nonostante tutto sono felice, finalmente ho iniziato un percorso che sogno da un po’ di anni, un percorso che fa bene a me e aiuta gli altri. L’unico, forse, è il povero Mr D, bello pallido che scuote la testa ogni volta che lo trascino in questo mio diabolico piano.
Una persona può anche avere due lavori. Può svegliarsi alla mattina già con le occhiaia, può essere distrutta, può essere demotivata, può pensare ai sogni che ha lasciato in un cassetto lontano, può essere sommersa dai pensieri tanto da affogare. Ma finchè c’è una piccola creaturina che a caso, nell’arco della giornata, le abbraccia le gambe forte forte, la bacia con un mucchio di bava e le dice “mamma” allora tutto diventa di un verde splendente.
E allora ditemelo!
Donare il sangue sta diventando un’odissea senza fine. E prima l’Africa e poi
Il regalo più bello del mondo
Torni a casa, dopo otto ore di lavoro, fisicamente stanca, emotivamente stanca, affamata, freddolosa, insomma le hai tutte. Ti getti sul divano, semi-priva di vita, arranchi per prenderti una copertina e socchiudi gli occhi.
Ed è lì che senti un quadrupede salire sul divano e accoccolarsi vicino alla tua testa. Senti una piccola manina calda che ti sfiora il viso una, due, tre volte e delle piccole labbra umide che ti danno il bacio sulla guancia più tenero del mondo.
“Mamma…”
E con le lacrime agli occhi sussurri:
“Sì, amore, mamma è a casa”
La persecuzione di Brenda
Iniziò tutto un giorno freddo del marzo 2007 quando, durante la discussione di laurea,
“Brenda puoi portarmi questo?”
“Brenda, dai a quello la scadenza”
Brenda, Brenda, Brenda
Appena la becco, quella Brenda, la rovino.
Ho sempre sostenuto, senza ombra di dubbio, che una delle mie più spiccate potenzialità fosse mettere ordine nel caos. Mi piace l'ordine, e si vede da come cerco di tirare avanti casa mia. Mi piace mettere a posto, fare pulizia e organizzare.
Credo mi abbiano assunto per questo, da quello che sto cercando di capire. Il vero problema è che mi ritrovo con due capi uno più sconclusionato dell'altro. Pensavo fossi io poco inserita nel settore, non capivo perchè non riuscissi a immagazzinare neanche una parola che mi veniva rivolta.
Oggi il mio obiettivo è stato: "concentrati il più possibile e analizza ciò che ti dicono".
Il risultato? Nessuno dei due capi pronuncia una frase intera, le loro frasi non hanno soggetto-verbo-complemento ma sono frammenti di idee e ragionamenti il più delle volte sconnessi, passando da un progetto all'altro senza concludere alcunchè. E non hanno veramente soggetto-verbo-complemento!
Il risultato, se da una parte è confortante perchè in fondo non sono io che sono deficiente, dall'altra è di una tristezza inaudita visto che impiego la maggiorparte del mio tempo a cercare di capire di checcavolo stanno parlando, checcavolo vogliono, concretizzarlo e poi vedere se ho interpretato giusto.
Sono in mezzo a schemi di circa una ventina di progetti, cercando di far ordine e di dare un senso e una scadenza ad ogni singolo step per ogni singolo individuo aziendale. Sembra che qui tutti ballino la samba in mezzo al caos.
Va bene Project Manager, però...